Airbus surclassa Boeing
C’è anche un’Europa che funziona, e si chiama Airbus. Il comparto per la produzione di jet civili del colosso dell’aerospaziale del vecchio continente, cioè Eads (European aerospace and defence systems) ha chiuso il 2011 con un carnet d’ordinazioni di aerei quasi triplicato rispetto all’anno precedente, e quasi doppio rispetto al concorrente americano Boeing. Un risultato che fa riflettere, su come gli europei sappiano anche riuscire e vincere sui mercati globali, anche sullo sfondo di crisi dell’euro e dei debiti sovrani e dell’incubo recessione.
I dati fanno impressione: Airbus ha raccolto l’anno scorso ben 1.419 ordinazioni, contro le appena 805 del grande rivale americano Boeing. In otto degli ultimi dieci anni, il marchio europeo ha avuto più commesse del gigante americano. La scommessa nata negli anni Settanta dall’intesa tra il dirigismo francese nelle tecnologie di punta e militari da un lato, e dall’altra i finanziamenti e le risorse tecnologiche tedesche, è sempre più vincente. Va benissimo soprattutto il nuovo prodotto, l’Airbus 320 Neo. Cioè una nuova versione del popolare e già diffusissimo bireattore a medio raggio, caratterizzata da consumi estremamente bassi: ne sono stati ordinati già 1.226. Continuano a tirare anche gli A330 a lungo raggio, e l’aereo civile più grande del mondo, cioè lo A380. Per Boeing, che già sconta i ritardi di produzione e consegna del modernissimo bireattore a lungo raggio 787 Dreamliner, la gara è sempre più difficile. Gli americani tentano la rincorsa lanciando il 737max, un’ennesima versione aggiornata e modernizzata del loro jet più venduto, appunto il bireattore a medio raggio 737.
“Noi siamo la parte d’Europa che sa funzionare”, ha detto il numero uno uscente di Eads, il francese Pierre Gallois. Si capisce benissimo con l’attuale capo del comparto Airbus e suo successore probabile, il tedesco Thomas Enders. Peccato che tra i due paesi, e soprattutto tra i due governi, la successione stia scatenando contrasti e rivalità per l’inevitabile valzer delle poltrone al vertice. Berlino e Parigi contrappongono ognuna loro candidati per diversi incarichi, dalla guida della branca elicotteri Eurocopter fino alla gestione finanziaria. Insomma, anche quando sono bravi gli europei restano incorreggibilmente legati ai loro antichi particolarismi nazionali.
Articolo originale su: Repubblica.it